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Tvn a metano: come cambia l'orizzonte

I dettagli nella documentazione presentata al Ministero dell’Ambiente: in arrivo altre quattro ciminiere da 90 metri. Parere negativo del Mibac che ha chiesto come si discuta del futuro della centrale all’interno di una procedura Via

CIVITAVECCHIA - Quattro camini alti 90 metri, due blocchi di caldaie di 48 metri di altezza e il blocco turbogas di altezza pari a circa 30 metri. È così che potrebbe cambiare l’orizzonte di Civitavecchia, se e quando dovesse essere riconvertita a metano la centrale Enel di Torre Nord. Un comparto che andrebbe ad inserirsi accanto a quello già esistente, come si vede dalle immagini allegate al progetto depositato, nei mesi scorsi da Enel, al Ministero dell’Ambiente. Da un lato rimarrebbero quindi le ciminiere già esistenti, dall’altro i nuovi camini. E accanto la centrale Tirreno Power di Torre Sud, con il suo quarto gruppo ancora in piedi nonostante l’ipotesi smantellamento arrivata nel 2010 da parte dello stesso Ministero dell’Ambiente che aveva negato la messa in esercizio in continuo di quella che sarebbe dovuta essere una “riserva fredda”. Con la riqualificazione di Torre Nord, quindi, l’orizzonte cittadino rischia di “ingolfarsi” ancora di più. «Il nuovo progetto prevede la realizzazione nell’area di impianto di unità a gas, taglia massima 1680 MWe, in sostituzione delle esistenti – si legge nel progetto di Enel - l’intervento prevede tre fasi di realizzazione: le prime due prevedono l’installazione delle unità in ciclo aperto (solo turbina a gas), la terza fase prevede il completamento del ciclo combinato. Le unità a carbone saranno poste fuori servizio. Il criterio guida del progetto di conversione della centrale è quello di preservare il più possibile la struttura impiantistica esistente e riutilizzare gli impianti ausiliari, migliorando le prestazioni ambientali ed incrementando sostanzialmente l’efficienza energetica. Ove possibile, favorire il recupero dei materiali in una logica di economia circolare». Andando infatti a leggere nel dettaglio la proposta della Spa elettrica, si evidenzia come il nuovo blocco sarà posizionato all’esterno di sala macchine, con la sola eccezione della turbina a vapore che sarà posizionata all’interno, al posto della vecchia TV del gruppo 1 attualmente dismesso; prenderà il posto dell’attuale mensa, edificio uffici e spogliatoi, che saranno ricostruiti. Un progetto che lascia dubbi e perplessità, evidenziati anche il 30 luglio scorso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, esprimendosi sull’ipotesi progettuale, che ha messo in evidenza lo spirito della proposta nel senso dell’uscita dal carbone fissata al 2025, andando a sollevare criticità sugli effetti concreti in merito alle sorti dell’impianto. Oltre infatti ai quattro camini, al blocco caldaie e quello turbogas, è prevista la realizzazione di strutture di servizio all’impianto, come stazione di trattamento di gas naturale, trasformatori ed edificio elettrico, oltre agli edifici destinati a magazzini, officine, ufficio personale, mensa e spogliatoi, ed una piccola area parcheggi. «Il bilancio finale delle opere – scrive il Mibac – vede nell’area la demolizione di circa 68mila mc a fronte della realizzazione di nuove cubature pari a circa 228mila mc». Soprattutto, si legge «è prevista la messa fuori servizio delle unità esistenti a carbone prima dell’entrata in esercizio del primo gruppo, Si ritiene che la rilevante entità dei volumi da realizzare previsti dal progetto – conclude il Ministero – e la mancanza di adeguate informazioni in ordine alla modalità delle operazioni per la messa fuori servizio delle unità esistenti a carbone necessitino di ulteriori approfondimenti».  Da qui la necessità, secondo il Mibac, di percorrere la strada di approfondimenti progettuali da valutare all’interno di una procedura Via. 

(25 Ago 2019)

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