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Perizia psichiatrica per il fisioterapista accusato di violenze su una bambina disabile

Accolta la richiesta dell'avvocato Claudia Trippanera. Il 2 luglio si aprirà il processo con rito abbreviato

TARQUINIA – Un perizia psichiatrica con tre esperti per il fisioterapista di Tarquinia accusato di pedofilia nei confronti di una bambina disabile di otto anni.
E’ quanto stabilito dal tribunale di Viterbo che ha nominato la psichiatra Alessandra Provenzano. La difesa ha invece nominato il professionista viterbese Antonio Maria Lanzetti, che è anche presidente dell’ordine dei medici; mentre l’avvocato di parte civile, Marco Valerio Mazzatosta, che assiste la minore e i genitori, ha nominato la psicologa e psicoterapeuta Martina Pontani. 
Il professionista sarà giudicato il prossimo 2 luglio con il processo fissato con rito abbreviato (gup Francesco Rigato). Rito che, in caso di condanna, consentirà al 35enne D. C. lo sconto di un terzo della pena. Il giudice per le indagini preliminari ha affidato la consulenza super partes dopo avere accolto la richiesta dall'avvocato difensore Claudia Trippanera di giudicare il 35enne che si trova in carcere dallo scorso 21 settembre.
Finito nel carcere di Mammagialla, il presunto pedofilo è stato immediatamente sospeso dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù, di cui era dipendente presso la sede distaccata di Santa Marinella. Gli abusi sarebbero iniziati i primi di settembre, nell’ambito dell’attività privata di riabilitazione svolta al domicilio della presunta vittima. Un’attività peraltro vietata dai regolamenti interni del Bambin Gesù.
Il professionista venne arrestato dagli uomini della Squadra mobile di Viterbo e tradotto presso il carcere di Viterbo Mammagialla con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti della bambina di otto anni su una sedia a rotelle, residente in un comune del Viterbese.
L’uomo sarebbe stato colto in flagranza di reato mentre stava tentando di abusare della ragazzina affetta da gravi problematiche. Il professionista finì nella rete della Polizia al termine di una lunga indagine coordinata dalla Procura di Viterbo e partita a seguito della denuncia circostanziata della famiglia della vittima. La violenza sessuale aggravata e continuata, secondo l’accusa, si sarebbe protratta proprio nell’ambito dell’attività privata del 35enne, come spiegato in una nota dal procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma. All’atto dell’esecuzione della misura, l’indagato venne anche sottoposto a perquisizione personale e domiciliare, all’esito della quale venne rinvenuto materiale informatico.

(26 Feb 2020 - Ore 06:08)

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