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Occupazione locale: l'autotrasporto lancia l'allarme

C'è preoccupazione per il possibile ingresso di flotte esterne, chiamate a svolgere commesse presenti ma soprattutto future. Il direttore del Cac Patrizio Loffarelli si appella alle imprese portuali, alla politica e all'Adsp e mette in guardia a difesa del territorio 

CIVITAVECCHIA - Problemi all'orizzonte. Possibili nuove tegole sull'occupazione locale. Flotte esterne pronte ad arrivare al porto di Civitavecchia per svolgere alcune commesse presenti ma, soprattutto future. A suonare il campanello d'allarme, e a farlo forte e chiaro, sono gli autotrasportatori locali. Una realtà troppo spesso non ascoltata ma che si è sempre dimostrata disponibile a studiare e mettere in pratica soluzioni per il territorio, investendo senza mai tirarsi indietro. L'ultima iniziativa, quella relativa alla costituzione della rete d'impresa tra il Consorzio Autotrasportatori Civitavecchia - che conta 21 autotrasportatori e circa 150 mezzi - ed altre 8 imprese "forestiere" che da anni ormai però operano nel porto e ne sono parte integrante con altri 100 mezzi, ne è la dimostrazione; la rete ha chiesto ed ottenuto un'area al varco nord, ha investito in opere di urbanizzazione, creando un track village per ottimizzare e migliorare la qualità dei servizi resi. "Questo è il nostro spirito da sempre - ha commentato il direttore del Cac Patrizio Loffarelli - dal 1963, da quando si è costituito il consorzio, lavoriamo nel porto e di porto viviamo. È per questo che oggi siamo a lanciare un allarme". Non una difesa fine a se stessa del proprio territorio, ma una salvaguardia di un sistema, il "sistema Civitavecchia" appunto, che finora ha funzionato. Certo, tutto è migliorabile ed anzi le proposte degli autotrasportatori - rivolte ad esempio a Molo Vespucci, per quel che riguarda una sempre migliore qualità dei servizi, compresa la loro certificazione - sono state diverse specie nell'ultimo periodo. "Perché fare dei servizi resi un gioiello - ha aggiunto Loffarelli - significa intercettare anche nuovi traffici. Oggi le voci che ci giungono non ci fanno stare tranquilli. Ci rivolgiamo quindi alle imprese portuali, affinché si servano sempre dei trasportatori locali senza mettere veti, alla politica tutta, perché capisca che il lavoro locale è un valore aggiunto da difendere, e all'Authority". Pur riconoscendo il buon rapporto con l'ente, il Cac mostra dubbi e perplessità sulla possibile concessione della Darsena Traghetti, "progetto - hanno aggiunto dal consorzio - che va discusso e condiviso; le preoccupazioni sono legate infatti ad un abbassamento della qualità dei servizi e alla perdita di posti di lavoro". Perché se un privato andrà a gestire la darsena, l'ipotesi che possa svolgere tutto "in proprio", attraverso quello che è lo spettro dell'autoproduzione, è piuttosto concreto, con il rischio soprattutto per i servizi di interesse generale, i primi a risentirne, insieme alle imprese ex articolo 16. "Se le premesse sono queste - ha sottolineato Loffarelli - o se si verificasse quanto già accade alla banchina crociere, con ogni autotrasportatore che deve versare 150 euro l'anno alla Rct per transitare in banchina, allora proprio non ci stiamo. Non si può prescindere quindi dalla difesa dell'occupazione locale". E gli autotrasportatori sono pronti a tutto. Lo hanno dimostrato diverse volte; se il dialogo ed il confronto non dovessere servire, infatti, le iniziative potrebbero diventare piàù incisive, fino anche a bloccare il porto. 

(08 Ott 2019 - Ore 15:14)

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