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Hcs e sot, altri dubbi sui conti dei concordati

Dal bilancio di Ippocrate spunta una possibile elusione di Iva da 320mila euro. Il commissario Damis scrive: «Sui debiti tributari rilevante elemento di incertezza sulla fattibilità del piano». I commissari della procedura per la holding hanno chiesto una terza proroga per l’assemblea dei creditori del 13 settembre dopo il pasticcio con la rottamazione delle cartelle Equitalia. Il giudice Bianchi non ha ancora risposto

CIVITAVECCHIA - Non c’è ‘‘pace’’ per i concordati di Hcs e delle sot. Per il primo è stato necessario rivedere tutti i calcoli di interessi e sanzioni Equitalia, mentre da quello di Ippocrate emergono centinaia di migliaia di euro di Iva elusa o non versata.
Ad agosto per Hcs è stata chiesta la terza proroga dei termini per l’assemblea dei creditori che deciderà il destino della società. Per la holding, infatti, il liquidatore Micchi aveva chiesto ad Equitalia l’ammissione alla rottamazione delle cartelle, che avrebbe previsto il pagamento della prima rata lo scorso 31 luglio. A quanto pare, però, c’è stato un problema per versare i soldi al concessionario della riscossione, probabilmente dovuto alla mancata autorizzazione da parte del giudice. Ad ogni modo, la decadenza dalla rottamazione ha reso necessario ricalcolare gli importi dei debiti verso l’erario e più in generale tutti quelli oggetto delle cartelle per le quali era stata chiesta la rottamazione, con un nuovo calcolo degli interessi. Per questo i commissari hanno pensato di chiedere al giudice una nuova dilazione dei termini, ad oggi non ancora concessa, quando mancano tre giorni lavorativi alla data del 13 settembre. In attesa di sapere ufficialmente se il giudice Bianchi accoglierà o meno la terza richiesta di rinvio dell’assemblea dei creditori di Hcs (è un fatto abbastanza inconsueto, stando alla legge fallimentare, che sia già stato accordato il secondo rinvio, da luglio a settembre), cominciano a trapelare notizie, anche queste non certo confortanti, anche per l’ultimo concordato presentato, quello di Ippocrate, apertosi a giugno e destinato a chiudersi anch’esso il 13 settembre, con l’assemblea dei creditori.
Il commissario giudiziale Carmine Damis nella sua relazione del 7 agosto scorso scrive infatti diverse cose piuttosto gravi, in particolare sul debito tributario di Ippocrate: «la proponente ha depositato, presso il Tribunale di Civitavecchia, assieme alla domanda tutta la documentazione prevista dall’art. 161, c. 2, L.F. e la proposta di trattamento dei crediti tributari e contributivi. Presumibilmente per un disguido, ma in violazione di quanto stabilito dalla stessa legge fallimentare, non è avvenuto il contestuale deposito della domanda e della relativa documentazione né presso la ex Equitalia, né presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps e dell’Inail competenti per territorio. La trasmissione della documentazione risulta effettuata solo tra il 14 e il 18 luglio a mezzo pec, quindi ben oltre un mese dopo il deposito della domanda. Alla data odierna, pertanto, al Commissario, non è pervenuta né la certificazione attestante l’entità del debito iscritto a ruolo da parte dell’agente della riscossione né il consolidamento dei debiti ancora non iscritti a ruolo da parte dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps previsti dall’art. 182-ter L.F. Tale mancanza, non certo attribuibile agli Uffici, pone un rilevante elemento di incertezza sul giudizio di fattibilità del piano piano concordatario che lo scrivente deve esprimere nella presente relazione».
Come se non bastasse, dalla domanda di concordato firmata dal liquidatore Alessandro Bizzarri emerge un altro dato che lascia perplessi. Tra i crediti verso la controllante Hcs sono iscritti in bilancio crediti per fatture da emettere per  1,45 milioni di euro, che costituisce la voce principale dell’attivo della società, pari a circa 2,5 milioni. Ora, andrebbe chiarito a cosa e quali contratti si riferissero questi crediti e perché non siano state emesse le relative fatture, andando di fatto ad eludere l’Iva corrispondente, per circa 320mila euro, oltre a quella incassata e in parte non versata dalle fatture invece emesse alla stessa Hcs e da essa liquidate.
Insomma, un ulteriore elemento che dovrebbe far riflettere, se riferito alla gestione di una società e di soldi interamente pubblici.

(08 Set 2017 - Ore 10:08)

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